La nuova lobby della casalinga

E’ con la scusa di un pic-nic nel mio giardino che ho pensato di farvi conoscere il lavoro di una designer di tessuti che non si arrenderà mai davanti alle regole che l’Italia impone a certi mestieri. Quanto può essere difficile per una straniera abituata a realtà lavorative più aperte vivere nel nostro paese con il sogno di avere un vero atelier di tessuti stampati?

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Conosco Monika ormai da vari anni, una mattina abbiamo fatto una lunga chiacchierata mentre le spiegavo come fare lo sciroppo di violette, sono stata nel suo laboratorio dove abbiamo concordato i colori e gli sviluppi dei disegni per questo post e con grande passione per ciò che fa, mi ha fatto vedere come nasce la sua produzione. Ho visto nascere il suo piccolo laboratorio Monikappa, nato un anno dopo il mio, e abbiamo condiviso alcune esperienze presso esclusivi mercati di artigianato e ci siamo costantemente confrontate. Ecco cosa ci accomuna: la voglia di avere un nostro lavoro che ci dia la possibilità di fare ciò che sappiamo fare, ciò per cui abbiamo studiato.
Lo sciroppo alle violette è un dolcificante prezioso da tenere in dispensa per fare bibite, cockail a base di frutta e drink alcolici a base di bollicine. Per il nostro pic-nic l’abbiamo usato per profumare insieme a frutta fresca semplicemente acqua gassata ghiacciata.

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Monika è di origini polacca ma è nata a Stoccolma in Svezia, a 5 anni la sua famiglia si trasferisce in Canada. E’ cresciuta e vissuta a Toronto fino a 17 anni per poi tornare a Stoccolma dove ha preso la maturità in una scuola internazionale in lingua inglese. Nel 1991 sceglie l’Italia, Firenze, per freguentare l’ Accademia Italiana di Moda e Design specializzandosi in Disegno per tessuti con stampa serigrafica. Ha vissuto e lavorato a Firenze per 12 anni poi si trasferisce a Bologna dove ha lavorato alla Jato group di San Lazzaro come disegnatrice di ricami per alta moda viaggiando regolarmente in India per seguire gli sviluppi dei campioni di ricamo.

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Prima di tutto però Monika è una mamma che segue costantemente i figli e una mia vicina di casa, ci incontriamo a fare la spesa e facciamo lunghe chiacchierate se non si fa tirare via dal suo cane. Monika non si  capacità di come il nostro paese non riesca ad aprirsi a nuove strategie per far lavorare i giovani, come non riesca a dare la possibilità a nuovi mestieri di svilupparsi.

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Godetevi le foto del  nostro pic-nic, prendete spunti e parliamo di cibo adatto all’occasione.
Il pic-nic è un pasto all’aperto e composto da pochi e semplici cibi sottratti direttamente alla cucina, niente a che vedere con il pranzo detto “da asporto”. Bisognerà valutare vivande che siano buone fredde e non complicate da mangiare preferibilmente senza forchetta, in fondo si tratta di un momento eseguito al di fuori dei riti imposti dal pranzo. Bisognerà poi segliere i contenitori adatti a far si che il cibo si alteri il meno possibile, sarà fondamentale fare in modo che la distribuzione delle pietanze ai nostri invitati sia agevole e pratica. Io ho utilizato carta oleata per alimenti per impacchettare le singole porzioni, si unge solo dalla parte che è a contatto con il contenuto.

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La crema di cavolo rosso potrete farla la sera e riporla in frigorifero confezionata dentro a dei vasetti da marmellata, sarà un comodo contenitore per il trasporto. Potrete sostituire il cavolo con una qualsiasi altra verdura.

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I Ravioli al formaggio di capra possono essere fritti se da casa si passa in breve tempo al giardino, diversamente potrete cuocerli nel forno. All’interno il ripieno puo variare, io ho messo un quarto di ricotta e tre quarti di formaggio caprino con erba cipollina e maggiorana, il ravanello non farà in tempo a cuocersi e darà un pò di croccantezza e al contenuto del raviolo.

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I Panini farciti  come cocotte potrebbero essere una comoda alternativa al semplice panino. Ho svuotato il panino togliendo la mollica e l’ho riempito di pomodorini, basilico, uovo sbattuto, un filo di panna e una spolverata di parmigiano. Una passata al forno renderà stabile la farcia.

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Ed ora il dolce che certo non puó mancare per un pranzo in giardino, se questo si prolunga nel pomeriggio, in questo caso occorerà pensare anche a una merenda.

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Per merenda ho pensato a delle tortine di farina integrale e farina di cocco amalgamate da un solo uovo e latte di mandorla, pochissimo zucchero di canna e olio di semi. Faranno felici i bambini e se ne rimarranno saranno ottime per la colazione.

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Ho scelto di proporre la torta Charlotte perchè è composta da uno strato di leggera bavarese sottostante a  molta frutta fresca che potrà essere mangiata anche con le mani, i savoiardi che compongono la corona  del dolce (se non ammoibiditi dalla bagna come in questo caso) possono fungere da cucchiaio. Insomma un vero momento godereccio e privo di etichetta. Un dolce semplice che riuscirà benissimo se i prodotti saranno di primissima qualità ad iniziare dal biscotto savoiardo. Io ho utilizzato gli originali di Castel San Pietro.

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La tovaglia su cui abbiamo mangiato sdraiate sull’erba è stata creata apposta per l’occasione quindi realizzata con un cotone sostenuto per far si che fungesse anche da coperta. Anche il grembiule che ho indossato per cucinare è stato disegnato, stampato e confezionato su mia specifica richiesta.
La produzione dei tessuti stampati firmati Monikappa parte dalla progettazione del disegno con successivo sviluppo del telaio, stampa serigrafica e confezionamento: strofinacci, tovaglie, cuscini e pupazzi imbottiti per bambino.
Ho realizzato il cesto-contenitore con coperchio, che diventa anche vassoio, con i suoi tessuti di scarto perchè presentano errori di stampa. Ho poi trattato tutto il cesto con una resina che ha reso il tessuto impermeabile e lavabile.

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Un pranzo del genere per me non ha solo una funzione alimentare ma anche sociale e ludica, per cui via libera alle coperte e ai cuscini per stare sull’erba  il più comodi possibili perché  è essenziale il piacere del contatto con la natura,  è un pasto in allegria e in clima rilassato. Una delle immagini immortalata dall’arte pittorica fin dal XVIII sec, quando l’idea del  pic-nic diventa di moda in Francia, è proprio quella di un pranzo all’aperto, bucolico, spensierato e romantico. Gli impressionisti rappresentarono fedelmente questo momento, basti pensare al dipinto Colazione sull’erba di Monet.

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La Charlotte è un dolce che presenta tantissime varianti, si tratta di una semplice corona di savoiardi che può contenere al suo interno una farcitura di crema, budino, crema chantilly o bavarese ed è guarnita con frutta fresca e a piacere panna montata.
L’origine di questa torta risale alla fine del Settecento e sembrerebbe essere nel budino di pane, cotto al forno e farcito di mele. Un pasticcere francese che lavorava presso la corte inglese inventò questo dolce ispirandosi all’amore della regina d’Inghilterra Charlotte, moglie di Giorgio III, per gli alberi di mele.

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Un pomeriggio costruttivo per me e Monika tra cibo e considerazioni.
In Italia il lavoro del creativo non è considerato un lavoro, è piuttosto un hobby. Questa parola spesso è assocciata alla casalinga annoiata che si svaga coltivando la sua passione. E’ un termine che si afferma negli anni ’60 e stava ad indicare la possibilità, grazie al nuovo benessere di impegnarsi in attività non remunerative solo per il piacere di seguire le proprie inclinazioni. Gli elettrodomestici in particolare avevano contribuito a modificare gli stili di vita della famiglia italiana e delle donne in particolare, lasciando loro molto più tempo libero da dedicare alla cura dei figli ma anche alla cura personale e agli hobby quali il cucito, la pittura, la lettura o il giardinaggio. Nascono in questo periodo i primi volumi per il ” fai da te”. La casalinga si ritaglia un suo spazio impossessandosi di una stanza della casa per sistemare l’attrezzatura del suo passatempo, mentre il marito trova la sua lobby nel garage dove cataloga e archivia viti e bulloni, scatolini con abbobbi natalizi e oggetti in disuso. Tutti i  babbi della mia generazione hanno la fissazione del garage da tenere in ordine.

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Oggi la situazione è capovolta, se una donna è a casa da lavorare non cerca lo svago solo per combattere la noia ma cerca un modo per contribuire all’economia della famiglia, cerca una rinnovata voglia di vivere  che si manifesta attraverso le attività manuali. Purtroppo in Italia, chi ha doti rare, che ha spiccata manualità, senso estetico e creatività da vendere, chi in passato, ha studiato per sviluppare al meglio il proprio talento, resterà sempre una hobbista e non un professionista con un mestiere vero, non perchè non vuole assumersi le proprie resposabilità, rischiare fa parte del lavoro creativo, ma perchè in Italia non te lo puoi permettere: questo è il punto. Puoi scegliere di essere artigiano ed essere tassato ad un livello non proporzionale a quello che può essere una potenziale produzione perchè facendo tutto da se, a mano, neppure il tempo sarebbe sufficiente per riuscire a fare tutto.

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Al di là di tutte queste considerazioni, che sono semplicemente una mia personale visione dell’attuale situazione lavorativa in proposito, credo che una persona creativa sia motivata ad agire dal desiderio interiore, non pensa ad una ricompensa e raramente si interessa al riconoscimento, asseconda la propria mente e struttura la giornata di conseguenza, una mente creativa non si ferma mai e scommette continuamente con la propria fantasia. I mariti devono rassegnarsi, le donne creative avranno in casa la loro “stanza delle meraviglie” dove si crea per contribuire all’economia domestica, dove la fantasia non ha limiti e dove sa di non essere una casalinga annoiata.

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Sciroppo alla violetta

40 fiori di violetta privati del gambo
150 ml di acqua naturale
250 gr di zucchero di canna fine

Portare a bollore l’acqua in una casseruola, aggiungere le violette e mescolarle per qualche minuto. Spegnere il fornello, chiudere con un coperchio la pentola e lasciare in infusione per 24 ore. Filtrare il liquido e aggiungere lo zucchero, rimerlo sul fuoco e fino a che lo zucchero non si è sciolto completamente. Tornare a coprire e lasciare a riposo per 3 giorni, ogni tanto mescolare.
A questo punto rimettere il liquido sul fornello a fiamma bassa e portarlo alla consistenza di uno sciroppo. Ancora caldo versarlo in una bottiglia con tappo gommato.

Crema fredda di cavolo cappuccio

Per 6 porzioni da vasetto:
600 gr di cavolo
250 gr di patate 
mezzo porro
1 lt di brodo di verdura
Una noce grande di burro

Soffriggere il porro con il  burro, aggiungere le patate e il cavolo continuando a mescolare per rosolare bene anche queste verdure, aggiungere un pò di olio durante la cottura. Quando le verdure saranno belle d’orate aggiungere il brodo a coprire, lasciare sobbolirre fino a che il liquido non si è assorbito e le verdure cotte bene, se occorre aiutarsi con dell’aaqua per terminare la cottura. Frullare a crema e riporre in frigorifero già nei vasetti.

Ravioli fritti al formaggio caprino, erba cipollina e ravanelli

Per la pasta:
200 gr di farina
2 uova
sale
Per il ripieno
70 gr di ricotta di pecora
130 gr di formaggio caprino
un mazzetto di ravanelli
un manciata di maggiorana
un mazzetto di erba cipollina
olio per friggere
2 spicchi di aglio con la buccia.

Impastare la farina con le uova e un pizzico di sale, lasciare riposare per 20 minuti ben coperta.
Mescolare in una ciotola la ricotta e il formaggio di capra con l’erba cipollina e la maggiorana, salare se è necessario.
Tirare la pasta sottile e ritagliare le quadrati di 4 cm, riporre al centro il ripieno e sopra ad esso qualche rondella di ravanello. Chiudere a triangolo aiutandosi con la forchetta. Scaldare l’olio di semi con due spicchi di aglio e friggere quando l’olio sarà ben caldo.

Panini come cocotte

Per circa 15 panini:
500 gr di farina ai cereali
25 gr di lievito madre essicato o lievito naturale
un cucchiaio di olio
250 gr di acqua tiepida
Per la farcia:
Pomodorini maturi 

50 ml di panna fresca
20 foglie di basilico
3 uova sbattute
2 cucchiai di parmiggiano grattugiato
sale, pepe e olio

Preparare l’impasto per i panini iniziando col far sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida. Impastare la farina unendo il lievito sciolto e gradualmente la restante acqua, in ultimo aggiungere l’olio. Creare una palla e riporla sotto un canovaccio a riposare per un oretta. Formare poi delle palline e lasciare lievitare per mezz’ora abbondante. Cuocere in forno a 180 gradi.
Lasciare raffreddare i panini e tagliarne la parte alta, svuotare togliendo la mollica. All’interno dello spazio ricavato riporre un pomodorino tagliato a metà e  il basilico, riempire con l’uovo leggermente sbattuto e un filo di panna. Salare, spolverare con il parmiggiano e bagnare con un filo di olio. Infornare a 180 per 5/8 minnuti.

Ciambelline integrali, latte di mandorle e ribes candito

100 gr di farina integrale
40 gr di farina di cocco
1 uovo grosso
60 gr di burro
130 gr di zucchero di canna
70 gr di latte di mandorla
un cucchiaino di lievito per dolci
80 gr ca. di ribes candito o essicato

Montare lo zucchero con il burro morbido e l’uovo, aggiungere le farine e il latte di mandorle. Continuare ad amalgamare ingoblando lentamente anche il lievito. Passare il ribes nella farina e con una spatola mescolarlo all’impasto.
Riporre nei pirottini (8/10 pz) e cuocere in forno caldo a 180 gradi per 10 minuti.

Torta Charlotte alle fragole

Una cf con ca. 30 biscotti Savoiardi
250 gr di mascarpone
600 gr di fragole
4 fogli di gelatina
200 gr di panna montata
30 gr di zucchero
Fragoline caramellate (a piacere)

Tagliare i Savoiardi ad altezza del vostro stampo e rivestirne le pareti, con gli scarti dei biscotti ricoprire il fondo.
Frullare 400 gr di fragole a salsa, riporre meno della metà di questo frullato in un pentolino e scaldarlo leggermente. Aggiungere i fogli di gelatina precedentemente ammolati nell’acqua e scioglierli bene mescolando. Lascia raffreddare e aggiungi anche l’altro frlullato lasciato da parte.
Montare il mascarpone con lo zucchero, aggiungere con una frusta manuale la panna montata e amalgamarla delicatamente al mascarpone. A questo punto inglobare anche il frullato di fragole. La quantità dello zucchero messo insieme  al mascarpone potrà variare a piacere e a seconda della dolcezza delle fragole.
Versare la crema dentro alla corona di savoiardi, aggiungere in superficie qualche fragola caramellata e riporre in frigorifero per almeno 4 ore. Quando il composto si sarà rassodato aggiungere le rimanenti fragole fresche semplicemente tagliate.

Tessuti:

Dozza, 30 Maggio 2016

Il vintage è una cosa seria

Gli anni ‘50 sono considerati dalla storiografia come il periodo durante il quale il nostro paese, benché uscito sconfitto da una guerra lunga e sanguinosa, riuscì tra innumerevoli difficoltà, a diventare una delle nazioni più industrializzate dell’Occidente. Sono in particolare gli anni del cosiddetto miracolo economico; il quinquennio compreso tra il 1958 e il 1963 lascerà un segno indelebile nel tessuto sociale e culturale della nazione.

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La storia della Fiat 500 risale indietro nel tempo, alla Topolino, andiamo ai primissimi anni Trenta quando Mussolini chiede al senatore Giovanni Agnelli di creare un’automobile economica che non superi il prezzo di 5.000 lire. Nel 1934 Agnelli fa così convocare il direttore tecnico di allora, l’ingegner Antonio Fessia, e gli fa una richiesta molto chiara: “Voglio un’auto piccola”, disse, “da poter vendere a sole cinquemila lire…”. Fessia convoca a sua volta Dante Giacosa con cui aveva già collaborato nella progettazione della Balilla. Il primo debutto fu esattamente 50 anni fa ed avvenne in pieno miracolo economico. Era il 1957 e la Fiat 500 rimase in produzione fino al 1975, testimone di anni cruciali per la trasformazione dell’ Italia in moderno paese industriale.

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Quando dallo stabilimento Mirafiori esce il primo «cinquino» alla tv italiana iniziavano le prime puntate di Carosello, nei suoi 18 anni di vita ha davvero attraversato un’epoca.
Costava 490 mila lire (465 mila pochi mesi dopo perchè le vendite non decollavano), un prezzo piuttosto alto se paragonato a quello di poco superiore della 600. Un operaio manovale comune guadagnava 40 mila lire al mese, un impiegato di prima categoria 90 mila. Nei negozi alimentari l’80% dei clienti comprava ancora a credito e pagava a fine mese: in una famiglia di tre persone il 50-60% dello stipendio operaio se ne andava nella spesa alimentare. Il prezzo della vettura era pari a 13 stipendi di un operaio e divenne comunque la macchina più amata e desiderata degli italiani.

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Tornati a casa da una gita fuori porta per raccogliere fichi, ho voluto preparare una cena legata ai ricordi di quegli anni. Ho sfogliato alcuni vecchi libri di mia mamma e ho selezionato tre ricette: la torta pasqualina, i peperoni ripieni e come dolce una crostatina di frolla profumata al Liguore Strega con crema al formaggio da mangiare con i fichi.

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Nel 1950 esce il libro Il cucchiaio d’argento che diventa la bibbia della casalinga ma ancora per tradizione famigliare si utilizza l’Artusi. E’ da qui che ho tratto la ricetta dei biscottini che ci siamo portati dietro, fatti il giorno prima e riposti in un vasetto di vetro si sono conservati freschi. Sono i Gialletti, ho cambiato qualche dosaggio e alcuni ingredienti ma restano dei biscotti originali da servire in qualsiasi occasione a colazione o come dopo cena con un liquore.

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La Torta Pasqualina, ricetta di tradizione regionale (Liguria) con numerose varianti , ha come alimento nutritivo l’uovo, considerato fondamentale nella dieta dell’epoca, economico e ingrediente in cucina molto versatile. In tutti i libri di cucina di quegli anni si trovava sempre il capitolo “Uovo”.
Ho modernizzato la ricetta sistemando il classico ripieno alle erbette dentro ad un cestino di pasta brisee e lasciando il rosso d’uovo leggermente crudo. L’ho accompagnato con una crema di piselli freschi cotti nell’albana.
Anche il peperone ripieno in modalità diverse ricorre un pò in tutti i ricettari così come lo zucchino farcito; quasi come un piatto unico, al suo interno potevi mettere quello che avevi a disposizione, talvolta avanzi del lesso da brodo. Io ho scelto la salsiccia, le patate con il timo e i pomodori San Marzano.

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In questi anni si assiste all’abbandono, talora definitivo, dei modi e degli stili di vita preindustriali con un graduale abbandono della campagna. La vera rivoluzione degli anni ‘50 è rappresentata da un sostanziale aumento del benessere materiale, grazie all’accesso da parte di una fetta sempre più crescente della popolazione a quello stile di vita che può permettersi del tempo libero da dedicare agli svaghi. Nasce la nuova figura della casalinga, si occupa della casa ma si concede la piega dalla parrucchiera, legge riviste di moda e fa compere in negozi importanti. Uno stile di vita femminile prima di allora del tutto sconosciuta ai più. Nelle immagini pubblicitarie la figura della casalinga è rappresentata con un bel viso, il rossetto, la pettinatura perfetta  e il grembiulino. Qualcuna sceglie di andare a lavorare ma non trascura la casa restando comunque il fulcro della vita domestica.

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Non c’è da stupirsi pertanto se in questi anni anche la dieta degli italiani subisce una serie di cambiamenti risolutivi. Se nell’Italia agricola e preindustriale era il pane l’alimento principale della maggioranza della popolazione, nel corso degli anni ‘50 il cibo identificativo dell’intero paese diventa invece la pasta: bucatini, maccheroni, penne, spaghetti, purché sia pasta, condita con il passato di pomodoro; mia nonna mi raccontava che solo per il pranzo della domenica si faceva il ragù per le lasagne al forno.

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Sicuramente un altro importante aspetto è rappresentato dall’introduzione degli elettrodomestici, che finiranno col mutare radicalmente le abitudini alimentari degli italiani. Tuttavia è ancora lontano il tempo del cibo surgelato, così solo in primavera si trovano al mercato i piselli, così come solo d’estate sono reperibili le melanzane, i peperoni e i pomodori. Inoltre, la mancanza di autostrade e di collegamenti agevoli non permette commistioni alimentari, dunque il panettone natalizio è una rarità per i meridionali; il pesto lo si può assaggiare solo in Liguria, e per mangiare una vera pizza bisogna andare a Napoli. Ragion per cui, l’alimentazione di quegli anni è totalmente basata su prodotti locali, stagionali e freschi.

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Come detto poco sopra, il vero salto, insieme economico e culturale, viene favorito dall’avvento degli elettrodomestici, primo fra tutti il frigorifero, che diventa un vero e proprio feticcio per tutte le casalinghe dell’epoca; i primi, messi in commercio sono della Fiat, sono senza congelatore e di color bianco.
Nel 1958 la Citterio introduce sul mercato gli affettati in vaschette sottovuoto, inizia così il lento ma inarrestabile declino di un rituale tutto italiano: il taglio dei prosciutti davanti al cliente da parte del salumiere. Aprono i supermercati,  il primo, creato dalla Supermarkets Italiani,  a Milano nel 1957.

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Nei supermercati è possibile trovare prodotti come il pomodoro in tubetto, che decreta il successo del marchio Mutti, e i Bucaneve Doria, biscotti a forma di fiore con la glassa di zucchero e il buco centrale. E poi il panettone Motta, i dadi da brodo, le minestre in barattolo della Cirio, le scatolette Simmenthal, i crackers all’americana, le caramelle al miele Ambrosoli e il liquore Strega, liquore che io in dispensa ho sempre, adoro il suo profumo nei dolci con la crema, mi ricorda le drogherie.

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E’ arrivato il consumismo, reso possibile dal fordismo ossia la produzione in serie e automatizzata di beni di consumo, diventa la parola chiave per definire questa epoca. Dunque, l’Italia degli anni ‘50 è un paese allegro, vivo che cambia rincorrendo il benessere ma che sa fare sacrifici e sa ancora accontentarsi. L’Italia delle  ragazze in bicicletta o in vespa sedute dietro lateralmente, il cinema italiano ha il neorealismo sentimentale di De Sica, c’è il fascino sensuale della Sofia Loren strizzata in corpetti di pizzo, e gli sguardi scanzonati di Gianni Morandi e di Rita Pavone. L’ Italia di quegli anni era ancora “una cosa seria”.

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Biscotti Gialletti

150 gr di farina
150 gr di farina di mais precotta (quella che si usa per fare la polenta istantanea)
150 gr di  burro
100 gr di ribes essicato
100 gr di zucchero
50 gr di pistacchi
3 tuorli
Una punta di cucchiaino di lievito per dolci
Mezzo bacello di vaniglia.
Scorza grattugiata di un arancio.

Impastare le farine con i tuorli, il burro morbido, lo zucchero, i semi del bacello di vaniglia e il lievito. Unire quando l’impasto è compatto, il ribes precedentemente ammollato in un liquore a piacere, la scorza d’arancio e i pistacchi. Lasciare riposare, stendere la sfoglia alta 3-4 mm e tagliare a piacere.
I pistacchi, il ribes e la scorza possono essere sostituite con altra frutta essicata, frutta secca o scorza di limone.

Torta Pasqualina

Per sei persone.
300 gr di pasta Brisèe
1 Kg di biete
300 gr di ricotta a scelta
4 cucchiai di parmigiano
6 uova
100 ml di panna
Per la crema di piselli.
300 gr di piselli freschi
1 scalogno
Un bicchiere di albana.

Stendere la sfoglia sottile e ricavare dei dischetti più grandi di un cm della grandezza dello stampo.
Tagliare a striscioline le biete e rosolarle in padella con un filo d’olio. Fare raffreddare e aggiungere la panna e il parmigiano.
Riporre il composto nei cestini e fare un buco centrale dove andrà rotto l’uovo.
Cuocere in forno a 180 gradi, sfornare quando il rosso avrà raggiunto la giusta consistenza (morbido al tatto e non liquido), se lo cuocerete troppo il tuorlo tenderà a fare un’ antipatica pellicola.
Soffriggere lo scalogno e i piselli, aggiungere acqua a coprire e salare. Lasciare cuocere i piselli e aggiungere acqua se occorre, quando saranno morbidi e il liquido quasi assorbito del tutto, aggiungere il vino e fare evaporare l’alcol. Frullare molto finemente e prima di servire aggiungere un filo di olio crudo.

Peperoni ripieni.

20 (ca.) peperoni friggitelli albanesi (andranno bene anche i classici friggitelli verdi)
Un mazzolino di timo
400 gr di salsiccia sgranata
1 patata grande
6 pomodori San Marzano
1 porro ( da utilizzarne solo 10 cm)
4 cucchiai di un buon pomodoro concentrato (oppure una buona passata)

Tagliare la patata a piccoli cubetti e lessarli in acqua salati, scolarli al dente e unire le foglioline di timo.
Saltare i peperoni, tagliati per il verso lungo, in padella fino a che non iniziano ad ammorbidirsi. Ho utilizzato i frigitelli albanesi per i loro colori, andranno bene anche i verdi. Fuori stagione posso usarsi i peperoni normali tagliati a larghe striscie e privati della buccia.Cuocere il porro tagliato a piccoli pezzetti, aggiungere acqua se occorre e  terminare la loro cottura aggiungendo la salsiccia. Mescolare questo composto alla dadolata di patatine lesse condite con il timo. La quantità della patata dovrà essere un pò meno della metà della quantità della salsiccia.
Con i peperoni rivestire uno stampo monoporzione, farcire con il ripieno di salsiccia e chiudere lo stampo con uno strato di pomodoro tagliato a rondelle.
Fare una salsa con il pomodoro concentrato e l’acqua. Quando sarà pronta aggiungere un pò di olio.
Infornare i “tortini” quanto basta per scaldarlo. Al momento di servire, rovesciare lo stampo e aggiungere la salsa al pomodoro sul piatto.

Crostatina al liquore Strega con crema allo squaquerone.

Per sei persone.
Per la frolla:
150 gr di farina a scelta (per i dolci io uso la farina tipo I)
100 gr di zucchero
100 gr di burro
1 uovo
2 cucchiai di Liquore Strega
Per la crema:
1 uovo
250 gr di formaggio squaquerone setacciato
130 ml di panna
70 gr di zucchero
Fichi freschi e marmellata di fichi per servire.

Preparare la frolla impastando la farina, lo zucchero, l’uovo, il liquore e il burro morbido. Lasciare riposare per almeno due ore nel frigorifero. Stendere la sfoglia e rivestire gli stampi scelti. Forare con la forchetta la frolla e cuocere in forno per circa 10 minuti.
Montare gli albumi e tenere da parte. Montare il tuorlo con lo zucchero e la panna poi unire il formaggio fino a che il composto non risulta spumoso e chiaro, poi aggiungere mescolando delicatamente l’albume montato. Riempire le crostatine e infornare a 180 gradi fino a che la crema non si è leggermente inscurita sui bordi.
Si possono servire fredde o tiepide con la marmellata di fichi e spicchi di fichi freschi senza la buccia.

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Bibliografia:
“Itinerari nella geografia contemporanea” di Mario Neve
Articolo da “Ristorazione Italiana Magazine” di Annarita Curcio
Ecinclopedia Treccani” per quanto riguarda le nozioni sulla storia della Fiat


Dozza, 14 Settembre 2015